La pièce teatrale

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NOVELLA LIMITE è l’artefice, colei che ha scritto e diretto la pièce avendo assimilato a fondo la figura di GINO GRIMALDI. Lo ha riportato in vita restituendocelo nella sua complessa figura di uomo e artista. Novella, con la sua pièce, ci ha portato nella prima metà del ‘900, nella vita dell’artista, fatta di luci e ombre fissando indelebilmente gli stati d’animo del pittore durante la sua permanenza a Pratozanino. La piece “Addio mia arte! Gino Grimaldi: i colori dell’arte nell’ombra della follia” è assolutamente un’opera d’arte degna dell’artista che rappresenta!

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Addio mia arte Gino Grimaldi
Diego Runko interpreta il “Primo psichiatra”

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Si tratta di uno spettacolo di prosa, basato sulla vita del pittore Gino Grimaldi, noto per avere decorato la chiesa dell’ospedale psichiatrico di Cogoleto, durante l’internamento, negli anni Trenta. Il ciclo di affreschi è oggi in restauro conservativo ed è stato oggetto di una pubblicazione nel catalogo della mostra Figure dell’anima, (Mazzotta -1998) che esponeva opere di arte manicomiale.

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separatoreLo spettacolo, la cui tematica centrale è il rapporto fra arte e follia, (nonché il potere terapeutico dell’arte) è stato realizzato dall’Associazione culturale A.C.C.O., Associazione culturale Cogoleto Otto, in collaborazione con il Comune di Cogoleto ed è parte di un progetto: “In itinera Cogoleto – progetto Grimaldi” che prevede la messa in sicurezza delle sue opere (per lunghi anni trascurate e dimenticate).

Da molto tempo la nostra associazione si batte strenuamente per promuovere la conoscenza del pittore anche al di fuori del comune di Cogoleto e affinché le sue opere possano essere definitivamente restaurate.

Grimaldi era un uomo di grande valore, oltre ad essere un artista di talento, fu un intellettuale di pregio. Ebbe una vita difficile, ma molto interessante, caratterizzata da una sessualità tormentata, dalla passione per l’Ars Regia e dallo strenuo bisogno di dipingere.

Due diverse e bellissime rappresentazioni a Cogoleto una nel 2013 e una nel 2015 con tagli diversi, ma entrambe bellissime con input per la testa e per la pancia!!!

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Margherita Piu e Luca Formisano interpretano il doppio Gino Grimaldi nella prima versione della pièce

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Note di regia

Conobbi l’arte di Gino Grimaldi quindici anni fa, in occasione della mostra “Figure dell’anima”, di cui conservo ancora il biglietto d’ingresso: riporta un particolare della “Carità di S Camillo”, la coppa contenente il liquido rosso con all’interno un volto che una delle dame avvicina alle labbra. Ricordo che rimasi a lungo in estatica ammirazione di fronte al quadro, al punto da indurre gli addetti alla sicurezza ad appurare che mi sentissi bene e non fossi rapita da qualche strana sindrome. In realtà il rapimento si verificò e dura tuttora, ne ho avuto conferma di recente, potendo avere il privilegio di ammirare nuovamente l’opera conservata all’Oratorio di S Lorenzo, a Cogoleto, che continua a esercitare su di me un grande potere ammaliatore, inducendomi a vivere quel “groviglio di emozioni” (come lo definisce Angela Pippo nella sua tesi, Vita, morte e miracoli nel ciclo pittorico di Gino Grimaldi, all’interno della chiesa dell’ex ospedale psichiatrico di Cogoleto”) che l’opera suggerisce e fa sorgere.
L’idea di realizzare uno spettacolo teatrale su Gino Grimaldi la devo alla lettura di Schizzi di Eros di Paola Zallio, una biografia poetica del pittore, così intensa e coinvolgente da fondersi, nel mio immaginario, con l’opera di Grimaldi, facendo sì che entrambi i capolavori, quello figurativo del pittore e quello scritto dell’autrice diventino per me inscindibili e imprescindibili l’uno dall’altro. Paola Zallio scrive “Giù, entro nel sogno e sono il mio sogno: questa lingua – acqua che è appena nata. La scrittura, che è- e è sola. Carnale – e strappa il sipario” e ancora: “Questo luogo è il teatro – la forma più nuda. Lo spazio è simbolico. Diventa essenziale. Un luogo estetico: due occhi. E l’autore? Chi? Io? Io guardo. E tu? Tu soffri. Eros è desiderio. Alzo il sipario: va in scena Grimaldi. Silenzio! Schizzi di Eros”. Questi sono solo alcuni dei momenti a mio avviso più suggestivi di un testo che ci presenta un personaggio Grimaldi con varie sfaccettature fra cui quella dell’eroe che supera gli ostacoli dei tre manicomi in cui viene internato per poter poi arrivare alla vittoria della creazione.
Lo spettacolo non intende essere una ricostruzione documentaristica sulla vita di Gino Grimaldi, ma una rievocazione di alcuni momenti fondamentali della vita del pittore e in particolare l’internamento a Pratozanino, che fu determinante per il concretizzarsi della sua espressione artistica, nonché un omaggio a tutti coloro che hanno vissuto a Pratozanino e che lì sono sepolti, con un semplice numero sulle loro lapidi. Nessun riferimento a persone realmente esistite (al di là di Gino Grimaldi e ai suoi famigliari). I personaggi del dottore, del direttore e dell’infermiere sono simbolici e vogliono rappresentare il sistema manicomiale del tempo, in cui succedeva che personalità di grande livello e modernità erano costrette a scontrarsi con regole disumane, con arretratezza di pensiero e scarsità di mezzi realmente curativi.
La figura femminile che accompagna la narrazione, invece, è la dama del quadro, che, come “demone” (nel senso greco del termine) funge da tramite fra l’opera di Grimladi e i suoi fruitori. Lei è onnisciente sacerdotessa di bellezza che ha il compito di affascinare lo spettatore e di iniziarlo all’opera del pittore, ma si presta anche ad interpretare simbolicamente i degenti del manicomio e a dar voce alla loro sofferenza.

Novella Limite

 

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Un medico “illuminato” svolge il suo incarico presso l’istituto psichiatrico. Egli rimarrà colpito dalla cultura e dalle capacità del nuovo ospite della struttura

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Alessandro Baito (Gino Grimaldi) con Diego Runko (“Primo psichiatra”)

Le foto tratte dalla pièce teatrale rappresentata a Cogoleto il 19 settembre 2015 sono state scattate dal fotografo di Cronache Ponentine.

Breve trailer della pièce

Altro breve trailer della pièce

separatoreLe recensioni del pubblico

Volevo congratularmi con voi per lo spettacolo di sabato sera. È stato veramente un successo sia per il pieno in sala sia per la capacità degli artisti di rendere umano e vicino a noi un uomo del passato che attraverso la sua arte espletava il bisogno di comunicare con gli altri, di sentirsi parte dell’universo degli uomini. È stato toccante in ogni momento e mi ha permesso di emozionarmi senza ritegno e vergogna. Il colore, la sua pastosità, che sono alla base del suo piacere, hanno dato e danno un raggio di luce alla vita di tutti. Spesso, nel quotidiano, dimentichiamo tutto ciò”

“Tutti bravissimi, serata emozionante e straordinaria. Unica la sensazione di essere dentro la ragnatela della mente, immersa nello spazio della struttura manicomiale, avvolta nel disagio mentale, nella sofferenza, nella grandezza della creatività del lavoro di Gino Grimaldi i cui colori fiorivano all’interno  di nude scenografie nello spazio dell’Auditorium Berellini di Cogoleto”

“Faccio a te i miei complimenti, e ti prego di estenderli a tutti, per lo  spettacolo  che mostra  tutta la passione di cui è intriso e che così duramente catapulta lo spettatore in un mondo di incubo, di solitudine e di dolore”

“Ho avuto il piacere di assistere alla rappresentazione dello spettacolo “Addio mia arte” a Cogoleto. In un Auditorium pieno di Cogoletesi e non, in cui spiccava la presenza di un numero pubblico under 30 (alla faccia della cultura roba da vecchi), il palcoscenico si è trasformato, grazie alla sapiente regia ed al talento dei bravissimi attori, in un quadro colorato che si componeva pezzo dopo pezzo delle storie di vita vissuta in quell’universo nell’universo che era l’Ospedale Psichiatrico di Pratozanino tra le quali spiccava quella di un medico che grazie alla sua onestà intellettuale ha riconosciuto la genialità folle dell’uomo e dell’artista Gino Grinaldi. In un crescendo di emozioni il quadro si comporrà solo quando l’artista accetterà di essere se stesso, folle ma geniale, povero ma ricco ed il suo vagabondare terminerà sulle pareti della Chiesa dell’Ospedale per vincere l’oblio e giungere, seppur malandato, ai giorni nostri. Un modo geniale per raccontare il modo dell’Ospedale Psichiatrico, la vita di Gino Grimaldi e per spogliare lo spettatore di molti pregiudizi. Complimenti!”

“Grazie a te Maurizio per l’organizzazione delle due serate e per essere stata invitata. La rappresentazione teatrale è un lavoro di livello veramente alto: recitata benissimo, diretta magistralmente.  Mi ha interessato e coinvolto x tutta la durata.  Ho apprezzato il taglio moderno e molto efficace.  Quando il risultato è così straordinario significa che ha alle spalle tanto lavoro di ricerca, di studio e di passione”

“Un lavoro eccezionale si vedeva chiaramente che c’era alla base un attento lavoro di ricerca e ricostruzione per arrivare ad una rappresentazione convincente bravissima la regista e veramente professionali gli attori bravi bravi”

E’ stato un susseguirsi di emozioni ritornando con la memoria al vissuto della mia infanzia quando ascoltavo i racconti di mia madre che lavorando a Pratozanino mi raccontava delle persone che vivevano la loro esistenza perdendo contatto con il mondo esterno”

Ho sentito tutte le storie che conoscevo nella realtà e che oramai erano perse nella memoria riprendere vita, intensità  e colori.  Il dottore, lo psichiatra visto come colui che ha un potere smisurato sul paziente quasi come un aguzzino di un carcere, e a poco a poco si fa strada la speranza. Quella di poter vedere attraverso la follia, quella che ti fa ritrovare l’uomo  che è in te e credevi di aver smarrito, il tema del rifiuto del diverso poi  è stato magistralmente trattato con estrema delicatezza e a mio parere in maniera davvero emozionante. Bravi gli attori a recitare un copione che ha saputo coniugare    arte amore disperazione e follia con una armonia gradevole e modernità nella tecnica di alternare recitazione filmati e tracce audio che ci hanno fatto emozionare”

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Silvia Ripamonti (La dama) con Alessandro Baito e Diego Runko